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SIRENE CON PASSAPORTO SARDO E PEDIGREE

Barbara Gasperini ©Manuela MuroniDi fronte al mio sbuffare contro il muro della modestia, un secco: “A noi non piace perderci in chiacchiere!”. E forse questa frase potrebbe bastare per completare la loro carta di identità…ma si sa, per una donna (e parlo in prima persona), iniziare a far surf è complicato: ti sembra di essere una banderuola in balia della corrente e anche le tavole con più volume faticano a scivolare…non è semplice neppure sgomitare sul picco affianco agli agguerriti maschietti, che spesso fingono tu non esista, anche aspettando la serie con discorsi che poco sanno di poesia…ecco che appena si compiono dei progressi, scatta una sorta di “orgoglio rosa”, che mi spinge a raccontare di amiche, complici e in qualche caso veri e propri miti.

Efisia Soru La punta ©Andrea CadedduIl surf femminile in Sardegna vanta una lunga tradizione: diverse ragazze nella metà degli anni ottanta avevano una tavola, magari in prestito dal proprio fidanzato o fratello. La prima ad appassionarsi tanto da iniziare a macinare chilometri per seguire i capricci del mare, è stata la cagliaritana Valentina Usai (la prima foto risale all’89), seguita qualche anno dopo dalla sorella Ivana. Con la solarità e il coraggio che le contraddistingue (da subito prediligono le grosse mareggiate), nel corso degli anni hanno sfidato le più belle onde europee, passando poi per Bali, Puerto Escondido, Tenerife, Lanzarote. Nel 95’ in Portogallo, hanno indossato la lycra azzurra ai campionati europei, avanzando anche di qualche turno. Dal 97’ al 2003, prima Ivana e poi anche Valentina,  hanno ricevuto il supporto tecnico di Roxy, senza alcuna richiesta esplicita di partecipare alle competizioni.

Efisia Soru la punta ©Andrea CadedduMolte anche le bodyboarders cacciatrici di “ondoni”, tra cui Roberta Gennari (una delle prime donne sarde a confrontarsi con le onde di Bali), Donatella Spada, e la sempre presente Alessia Fulgheri.

Nella nostra isola, specialmente tra le ragazze il surf veniva e viene ancora vissuto come un momento di aggregazione, un modo per stare a contatto con la natura, di conseguenza improntato sul free-surf. Per anni infatti, non si sono viste “piciocchedas” in lycra colorata, e le poche volte che si sono concesse alla mondanità delle gare, sono state reclutate per rappresentare l’Italia in competizioni internazionali. Sulla scia di Valentina e Ivana, un’altra cagliaritana: Giulia Mameli (a detta di molti una tra le surfiste più radicali di sempre in Italia), ha partecipato ai campionati mondiali in Sudafrica nel 2002, dopo essere uscita vincitrice da alcune tappe del campionato italiano. Con lei in Sudafrica anche Giacomina Cadau.

IVANA USAI MINICAPO 1997 ©Molte ragazze hanno gettato la spugna, o compaiono sporadicamente nel proprio home spot, oramai mamme, o dedite alla carriera…o semplicemente stufe di fare le “donne chilometro” divise tra lavoro e vita privata.

Negli ultimi anni ad ogni mareggiata si aggiungono volti nuovi, ma tra le più agguerrite, insieme a Valentina e Ivana c’è sicuramente Efisia Soru, divisa tra surf e kite, anche se per lei la vera sfida è remare le onde, lanciandosi con coraggio sulle più grosse, meglio ancora se negli spot più estremi. Con soli tre anni di surf alle spalle, ha guadagnato la finale nella tappa di campionato Italiano di Buggerru. Non mancano mai all’appello anche Barbara Gasperini e Valentina Angotzi, che alternano il surf alle discese in longskate. Da diversi anni, per buona parte dell’anno risiede a Cagliari anche l’italo-argentina Maria Laura Temporini, che ha rappresentato l’Italia in diversi campionati mondiali ed europei, istruttrice di surf, è un il punto di riferimento (insieme a Ivana e Vale) per le meno esperte. Tutte ragazze con un diverso livello, esperienza e visione del surf, che la passione per il mare ha unito anche fuori dall’acqua, ritagliando dei momenti di ritrovo. Inizialmente l’intento era  scambiare informazioni, trovare le migliori condizioni, non essere più sole in acqua e, non ultimo, migliorare il proprio surf, per poi diventare un laboratorio di idee e iniziative. In programma il documentare un’intera mareggiata dal punto di vista di un camper tutto rosa; l’apertura di un blog, in cui raccontare ogni giorno la propria surfata, pubblicare foto, dispensare consigli per le nuove arrivate; organizzare incontri, magari anche con surfiste del resto della penisola o di altre nazioni.