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Prendiamo l’ultima e poi usciamo!

Emanuele Billai - ©Chiara MurenuPrendiamo l’ultima e poi usciamo
Il mare ha sempre qualcosa da insegnare…anche quando le serie si fanno aspettare, e ti ritrovi a quattr’occhi con chi divide con te la tua passione…

Surfer: Emanuele Billai (Lele)
Home spot: Buggerru;
Anni di surf: 15;
Stance: Goofy;
Manovra preferita: cut back;
Passioni: Surf, Caccia, Pesca, “spuntini” (alla sarda) , “manettone”.

Come fa con onde, cadute e batoste, così fa raccontandoti le storie di chi lo ha nel cuore: l’insegnamento è sottile e palese a chi è pronto per coglierlo; non ha bisogno di passare attraverso interpretazioni e spiegazioni…
Lele si sente arrivare da lontano: la sua voce squillante e allegra è inconfondibile. Non disdegna alcuna mareggiata, dalle più attive e grosse alle scadute dove quasi devi spingere la tavola per partire. Quando non ci sono onde, lo trovi a fare pesca sub nel sottocosta intorno a Buggerru…o lo vedi sfrecciare dietro alla sua barchetta, con la tavola sotto i piedi, nello sport che ha ribattezzato “manettone”.

Emanuele Billai - ©Chiara MurenuLele vuoi raccontarci cosa è successo nel 2002?
Dalla nascita sono affetto da una malattia ereditaria: la talassemia. I miei globuli rossi sono diversi, e non compiono il proprio dovere: devo sottopormi periodicamente a trasfusioni, che hanno come conseguenza un accumulo di ferro negli organi. Esistono dei farmaci che ci aiutano a smaltire il ferro, ma arriva un certo punto in cui questi diventano inefficaci…a me è capitato nel 2002… ho avuto un gravissimo scompenso cardiaco, per il quale ho dovuto passare mesi in ospedale. L’unica speranza per me era ricevere un cuore nuovo…ci sono stati dei momenti di grande sconforto, in cui continuavo a sfogliare riviste di surf nella convinzione che cavalcare un’ onda sarebbe stato solo un ricordo. Poi la medicina ha compiuto un piccolo miracolo: hanno deciso di sperimentare con me un nuovo cocktail di farmaci che in 3 (lunghissimi) anni è riuscito a normalizzare il mio cuore.

Emanuele Billai - ©Chiara MurenuCome è cambiato il tuo rapporto con il mare durante gli anni di convalescenza?

Non riuscivo proprio a guardare le onde…e quando sapevo che si poteva surfare cercavo di stare a casa. In fondo però speravo, ed ero convinto, di poter tornare in acqua…credo sia questo pensiero la molla ad avermi spinto a curarmi sempre nel miglior modo possibile, anche seguendo una dieta rigorosa (il mangiare dopo il surf è una delle mie più grandi passioni).

Emanuele Billai - ©Chiara MurenuQuando hai deciso che era arrivato il momento di provare a tornare tra le onde?
Una mattina, dalla collina sopra Buggerru ho visto il mare rigato…deciso ho camminato verso casa e ho messo la tavola in macchina. Era estate…ricordo le facce della gente quando mi hanno visto arrivare in spiaggia con la tavola sotto braccio. Sentivo di avere tutti gli occhi puntati addosso come se avessero visto un fantasma! Ho remato scommettendo su quanti wipe out avrei fatto…invece appena raggiunta la line up è arrivata un’onda, l’ho remata con decisione e sono saltato in piedi sulla tavola… ricordo ogni increspatura…era lunghissima e mi ha portato quasi in spiaggia.
Sono uscito dall’acqua, mi sono seduto accanto alla mia ragazza…e senza parole ho pianto di gioia.
Da quel giorno non credo di aver più saltato una mareggiata (salvo nei giorni di caccia invernali).

Emanuele Billai - ©Chiara MurenuL’anno passato hai anche partecipato a delle gare? Come vivi oggi il surf?

Nel 2009 ho partecipato a due gare, quelle di Masua e Buggerru, riuscendo anche a superare un turno. Credo che negli ultimi anni il mio surf sia migliorato: è stato importante cercare di entrare in acqua con ogni condizione. Ho anche partecipato al corso per la preparazione alle competizioni organizzato dall’ISA con Marcos Conde. Un’altra soddisfazione è stata portare con me in acqua mio cuginetto Fabio, con discreti risultati.

Senti di dover ringraziare qualcuno oltre alla tua forza di volontà e il mare?
Sicuramente la mia famiglia e la mia ragazza, Stefy, per avermi incoraggiato e dato fiducia lasciandomi decidere senza interferire, pur nella preoccupazione, quando sentivo di compiere un nuovo passo. Tra i surfisti Simone Esposito, che dopo la convalescenza mi ha spinto a fare sempre meglio e Alessandro Scalas, compagno quotidiano di onde, caccia, “manettone”, spuntini e risate.